Il bàito del Pontàra

All’interno il bàito è diviso in due locali: il logo del fogo e il logo del late. Il primo era l’area in cui si trovano l’alta cappa del camino, posta sopra la fornèla, con a fianco un braccio girevole (la mussa) che reggeva la caldèra dentro la quale si metteva il latte a scaldare per ricavarne formaggio e ricotta. Il secondo locale, dalle caratteristiche finestre rettangolari, è dove, sulle scalère, erano poste le mastèle che venivano riempite con il latte appena munto per far affiorare la panna con cui si produceva il burro.

Ogni giorno un solo contadino lavorava il latte di tutti i soci ed annotava su un libretto le quantità di latte che ognuno aveva portato. Alla fine di un turno venivano fatte le somme dei debiti e dei crediti di ogni socio verso gli altri e si passava ad un nuovo turno. Questa modalità di gestione permetteva ad ogni contadino di ricavare burro e formaggio in proporzione al latte che portava e di non utilizzare somme di denaro.

Il diritto di portare latte al bàito era riconosciuto ai soci che possedevano la terra nelle contrade circostanti: se un socio vendeva il proprio terreno, al suo posto subentrava il nuovo proprietario.

Tra la fine del Settecento e durante l’Ottocento, in Lessinia furono costruiti molti bàiti di contrada. Nel comune di Cerro c’erano 7 bàiti. Di questi, tre (Gonzi, Spighetta e Cerro centro) sono stati demoliti, mentre sono ancora in buone condizioni quelli di Foldruna, Lonico, Praole e Pontara.

È proprio quest’ultimo bàito, costruito nel 1841, per decenni luogo di lavoro e d’incontro degli abitanti delle contrade Pontàra, Regno, Torcolo e Carcereri, che oggi torna ad essere luogo di ritrovo per raccontare storie legate al fuoco prodotto dalle folénde.