Nel cuore della Lessinia, a Cerro Veronese, nasce l’Ecomuseo della Folénda, un luogo dedicato alla scoperta, alla tutela e alla valorizzazione di una delle risorse più antiche e identitarie del territorio: la selce, chiamata localmente folénda, la “pietra che dà il fuoco”.
Formatasi milioni di anni fa nei fondali marini, la selce ha accompagnato per millenni la storia dell’umanità, rendendo possibile l’accensione del fuoco e contribuendo allo sviluppo delle prime tecnologie. In Lessinia, questa pietra ha avuto un ruolo centrale anche in epoche più recenti: fino all’Ottocento, infatti, gli abitanti di queste montagne la raccoglievano e la lavoravano, dando vita a un sapere artigianale diffuso e profondamente radicato nel paesaggio e nella cultura locale.
L’Ecomuseo nasce con l’obiettivo di custodire e raccontare questa eredità oggi poco conosciuta. Il cuore dell’esposizione è il baito della Pontàra, un antico edificio rurale ottocentesco un tempo destinato alla lavorazione del latte e alla produzione di formaggi. Questo spazio, carico di memoria e significato, ospita oggi strumenti, reperti e testimonianze legate alla lavorazione della selce e alla vita dei folendàri, gli artigiani che per secoli hanno trasformato la pietra in risorsa.
Attraverso un percorso narrativo che intreccia geologia, storia e tradizioni, il visitatore può scoprire l’origine della selce, il suo utilizzo nella produzione del fuoco, il ruolo negli strumenti e nelle armi, fino al progressivo declino di questa attività con l’avvento delle tecnologie moderne.
Ma l’Ecomuseo della Folénda non è solo uno spazio espositivo: è un progetto vivo, che si ispira allo spirito degli ecomusei, ponendo al centro il territorio e la comunità. Il suo obiettivo è promuovere attività didattiche, esperienze educative e percorsi di scoperta che coinvolgano visitatori, scuole e abitanti, favorendo una conoscenza autentica della Lessinia.
Attraverso itinerari tematici, cammini e iniziative culturali, l’Ecomuseo invita a esplorare il paesaggio, riconoscere le tracce del passato e riscoprire il legame profondo tra uomo e ambiente. Un’occasione per guardare con occhi nuovi una terra ricca di storia, dove anche una semplice pietra racconta storie di ingegno, lavoro e identità.
Che cos’è un ecomuseo?
Un ecomuseo non è un museo tradizionale, ma un progetto culturale che mette al centro il rapporto tra una comunità e il proprio territorio. Come evidenzia Giuseppe Reina nel volume “Gli ecomusei: una risorsa per il futuro”, l’ecomuseo è uno strumento attraverso il quale gli abitanti si fanno custodi attivi del proprio patrimonio, inteso non solo come insieme di oggetti, ma come paesaggi, saperi, tradizioni e memorie condivise. È quindi un museo “diffuso”, che si estende oltre uno spazio fisico e coinvolge direttamente le persone nella conservazione e nella valorizzazione della propria identità culturale.
Il concetto di ecomuseo nasce in Francia negli anni Settanta del Novecento, nell’ambito della cosiddetta “nuova museologia”, con l’obiettivo di superare l’idea di museo come luogo chiuso e statico. Da allora, il modello si è diffuso in tutta Europa e in Italia, adattandosi a contesti diversi ma mantenendo un principio fondamentale: la partecipazione attiva della comunità. Gli ecomusei rappresentano oggi una risorsa importante per lo sviluppo locale sostenibile, perché valorizzano il territorio non solo come spazio geografico, ma come luogo vissuto, raccontato e condiviso da chi lo abita.

