La selce nei meccanismi d’accensione delle armi

L’impiego della selce nei meccanismi di accensione delle armi portatili nel Settecento è il risultato di una lunga evoluzione delle armi da fuoco. Un tubo di ferro con focone è il primo sistema di arma da fuoco e nasce intorno al 1300. Nei secoli successivi si alternano vari sistemi: a miccia e poi a ruota soppiantato nel tardo Seicento dagli acciarini meccanici a selce, detti “alla moderna”.

L’utilizzo della pietra focaia nei meccanismi di accensione rimandava ad un gesto vecchio di millenni, quando l’uomo aveva utilizzato l’acciarino e la selce per accendere il fuoco.

Il sistema di accensione a pietra focaia era composto da un cane che stringeva tra le ganasce un pezzo di selce squadrato e da uno scodellino con un copriscodellino. Il cane, tramite una molla, era collegato al grilletto. Quando si tirava indietro il grilletto la molla faceva scattare il cane in avanti.

Sotto l’urto del cane la selce sbatteva contro il copriscodellino (detta ora martellina) il quale, costretto in posizione dalla molla, esercitava una resistenza tale da far sfregare la pietra focaia contro lo stesso producendo le scintille che finivano nello scodellino innescando la polvere da sparo.

Il primo sistema moderno a pietra focaia fu quello detto alla “francese” o “moderno” ideato da Jean Le Bourgeois, armaiolo di Luigi XIII.

Nel 1717 viene prodotto il primo moschetto standard a pietra focaia per tutte le truppe francesi, lo Charleville mod. 1717, che entrò poi in uso in tutti gli eserciti europei, prima, e del mondo, dopo. Mentre le “pierres à fusil” francesi erano prodotte con un solo “tagliente”, nel Settecento i tagliatori inglesi ne elaborarono un nuovo tipo che ne permetteva un doppia durata; le dotazioni militari prevedevano che ogni soldato ne dovesse portarne con sé tre. La pietra focaia in contesti non bellici poteva funzionare anche per venti o trenta colpi.

In realtà la durata effettiva di una selce dipendeva da molteplici fattori e preferenze, ad esempio i francesi preferivano le selce “color miele” (prodotte da una “fabbrica militare” a Meusnes, nella Valle della Loira), mentre gli inglesi ne usavano nere (prodotte a Brandon, zona di minere della selce già nella tarda Preistoria). Nei Lessini si preferì lavorare le selci vetrose (grigie, bluastre ma anche “mielate” e persino verdastre) della formazione geologica detta Maiolica, ma anche altre meno vetrose, come quelle dell’Eocene e dei Calcari Grigi.

La durata del meccanismo accensívo dipendeva anche dalla bontà del meccanismo (soprattutto delle molle) e dalla pulizia della p.f. e del “focone” (il foro che metteva in contatto con la carica interna di polvere) dai residui di polvere da sparo. Infine, le pietre focaie scartate dai soldati venivano spesso riutilizzate per accensioni manuali che causavano tipiche usure e insellature nei margini delle pietre focaie.